Un’ampia meta-analisi conferma l’efficacia degli SGLT-2 inibitori in pazienti con scompenso cardiaco
Le evidenze a favore dell’utilità dei farmaci della classe degli SGLT-2 inibitori nel trattamento di pazienti con scompenso cardiaco, sia con frazione di eiezione ridotta che preservata, sono ormai numerose e sono state ottenute sia grazie a trials clinici appositamente disegnati che tramite analisi di dati di studi precedenti.
Sodium-glucose cotransporter 2 inhibitors in patients with heart failure: a systematic review and meta-analysis of randomized trials.
Le evidenze a favore dell’utilità dei farmaci della classe degli SGLT-2 inibitori nel trattamento di pazienti con scompenso cardiaco, sia con frazione di eiezione ridotta che preservata, sono ormai numerose e sono state ottenute sia grazie a trials clinici appositamente disegnati che tramite analisi di dati di studi precedenti. In questa meta-analisi, Ahmad et al. hanno esaminato i dati di quattro trials di grandi dimensioni, arrivando quindi ad analizzare una popolazione di 15684 pazienti. L’end-point primario predefinito dell’analisi era rappresentato dalla mortalità per tutte le cause, mentre quali endpoint secondari sono stati considerati la mortalità cardiovascolare, l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco e una combinazione dei due. In due dei quattro trials inclusi nella meta-analisi il farmaco SGLT-2 inibitore utilizzato era empagliflozin, mentre gli altri due studi sono stati condotti uno con dapagliflozin e l’altro con sotagliflozin. La durata media del follow-up era di 20,1 mesi. L’analisi dei dati ha mostrato un hazard ratio (HR) pari a 0,91 (intervallo di confidenza-CI- 95% 0,82 -1,01, P=0.071) per l’end-point primario. Sono state inoltre osservate riduzioni del 14% della mortalità cardiovascolare (HR 0,86, 95% CI 0,76-0,96, P=0.018), e del 31% del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco (HR 0,69, 95% CI 0,61-0,77, P<0.001).
La meta-analisi conferma e rafforza le osservazioni disponibili, dimostrando che gli SGLT-2 inibitori riducono in modo significativo la mortalità cardiovascolare e le ospedalizzazioni. Nonostante i dati più solidi siano indubbiamente quelli disponibili per empagliflozin, l’effetto si è osservato in tutti e quattro i trials, portando gli autori della meta-analisi a concludere che i farmaci della classe degli SGLT-2 inibitori dovrebbero entrare a far parte dello standard di cura per i pazienti con scompenso cardiaco.
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