SGLT2i e rischio di esiti renali: uno studio di real world data
Il diabete di tipo 2 è la principale causa di insufficienza renale. Il trattamento con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina e con bloccanti del recettore dell’angiotensina riduce il rischio di esiti renali sfavorevoli, tuttavia il rischio rimane elevato.
Use of sodium-glucose co-transporter 2 inhibitors and risk of serious renal events: Scandinavian cohort study
Il diabete di tipo 2 è la principale causa di insufficienza renale. Il trattamento con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina e con bloccanti del recettore dell’angiotensina riduce il rischio di esiti renali sfavorevoli, tuttavia il rischio rimane elevato. Gli inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio 2 (SGLT2i) riducono anche pressione sanguigna, peso corporeo e albuminuria e hanno effetti renoprotettivi. Restano, nondimeno, incertezze sull’effetto di SGLT2i sugli esiti renali nella pratica clinica di routine, in considerazione della popolazione selezionata come eleggibile per l’inclusione nei maggiori studi clinici, esclusivamente composta da pazienti ad alto rischio cardiovascolare o con nefropatia accertata.
I pazienti che assumono SGLT2i nella pratica clinica sono più eterogenei e non è confermato che gli esiti dei trial siano riproducibili.
Pasternak et al. hanno utilizzato i dati di registri sanitari e amministrativi nazionali (registri di popolazione, di pazienti, di patologia, di causa di morte etc) di Svezia, Danimarca e Norvegia dal 2013 al 2018 per condurre uno studio di coorte finalizzato a valutare se l’uso di SGLT2i, rispetto a un comparatore attivo (inibitori della dipeptidil peptidasi-4, DPP-4i), fosse associato a una riduzione del rischio di eventi renali gravi.
Sono stati elaborati i dati di una coorte di 29.887 nuovi utilizzatori di SGLT2i e 29.887 nuovi utilizzatori di un DPP-4i quale comparatore attivo. Il tempo medio di follow-up è stato di 1,7 anni (deviazione standard, SD, 1 anno). L’età media della popolazione in studio era di 61,3 anni (SD 10,5 anni); di questi, solo il 19% presentava patologie cardiovascolari e il 3% malattie renali croniche.
Dai risultati dell’analisi, l’uso di SGLT2i, rispetto a DPP-4i, è stato associato a un ridotto rischio di eventi renali gravi: 2,6 eventi per 1.000 persone all’anno vs. 6,2 eventi per 1.000 persone all’anno con un hazard ratio di 0,42 (intervallo di confidenza al 95% da 0,34 a 0,53) e una differenza assoluta pari a – 3,6 (da – 4,4 a -2,8) eventi per 1.000 persone all’anno.
Nelle analisi degli outcome secondari, il rapporto di rischio per l’uso di SGLT2i rispetto a DPP-4i era pari a 0,32 (da 0,22 a 0,47) per la terapia di sostituzione renale, 0,41 (da 0,32 a 0,52) per il ricovero ospedaliero per eventi renali e 0,77 (da 0,26 a 2,23) per morte per cause renali.
Gli autori sottolineano che, sebbene la riduzione del rischio assoluto associata a SGLT2i sia maggiore nei pazienti con malattie cardiovascolari o malattie renali croniche, è stata osservata anche l’associazione protettiva di SGLT2i in pazienti senza tale anamnesi. I risultati di questo studio osservazionale completano i dati degli studi clinici e degli studi osservazionali e forniscono ulteriore supporto a favore di SGLT2i in una vasta popolazione di pazienti con diabete di tipo 2 con vari livelli di funzione renale.
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