SGLT-2 inibitori: veri farmaci “salvavita”

Fin dalla presentazione dei dati dello studio EMPA-REG OUTCOME nel 2015 che mostravano una riduzione del 32% della mortalità per tutte le cause nei soggetti in trattamento con empagliflozin, l’ipotesi che i farmaci della classe degli SGLT-2 inibitori (SGLT2i) o alcuni di essi, tra cui in particolare empagliflozin, potessero avere un effetto sulla mortalità ha suscitato notevole interesse.

SGLT2 inhibitors and all-cause mortality: a meta-analysis of randomized controlled trials.

Fin dalla presentazione dei dati dello studio EMPA-REG OUTCOME nel 2015 che mostravano una riduzione del 32% della mortalità per tutte le cause nei soggetti in trattamento con empagliflozin, l’ipotesi che i farmaci della classe degli SGLT-2 inibitori (SGLT2i) o alcuni di essi, tra cui in particolare empagliflozin, potessero avere un effetto sulla mortalità ha suscitato notevole interesse. In questa metanalisi, gli Autori hanno analizzato i dati di 20 studi per un totale di quasi 40.000 soggetti in trattamento con un farmaco della classe degli SGLT2i e più di 30.000 soggetti di controllo. Sono stati inclusi nell’analisi solamente studi che avessero arruolato più di 100 pazienti per braccio di studio, con una durata superiore alle 52 settimane ed in cui fosse stato utilizzato un SGLT2i autorizzato dagli enti regolatori statunitense o europeo (FDA e EMA) alle dosi approvate: dapagliflozin 10 mg/die, empagliflozin 10 e 25 mg/die, canagliflozin 100 e 300 mg/die. Il trattamento con gli SGLT2i è risultato associato ad una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause (MH-OR 0,86). Il livello di eterogeneità tra i diversi studi era basso e questo conferma l’affidabilità del risultato. Gli autori hanno anche condotto analisi volte a identificare i fattori associati con una maggiore o minore riduzione della mortalità e non hanno trovato alcuna associazione significativa per parametri quali sesso, indice di massa corporea, controllo glicemico o valori di pressione arteriosa; hanno invece osservato una tendenza ad un effetto più pronunciato negli studi che avevano arruolato un maggior numero di individui di etnia asiatica.
Questa metanalisi, oltre a confermare l’effetto protettivo degli SGLT2i nei confronti della mortalità da tutte le cause, un dato di per sé estremamente rilevante, suggeriscono anche che tale effetto non sia, o almeno non interamente, mediato dai loro effetti sul controllo glicemico, evidenziando come sia fondamentale continuare a approfondire i meccanismi di azione di questa classe di farmaci.

Condividi

Articoli collegati

  • Il 2022 ha visto numerose nuove pubblicazioni in tema di gestione e prevenzione della malattia diabetica. Studio “EMPRISE”: un’osservazione di coorte per valutare empagliflozin nei pazienti con diabete mellito di tipo II I dati osservazionali forniscono importanti informazioni sul trasferimento delle evidenze degli studi clinici a particolari sottogruppi di pazienti non adeguatamente riportati

  • Il 2022 ha visto numerose nuove pubblicazioni in tema di gestione e prevenzione della malattia diabetica. Nefropatia diabetica e malattia renale cronica nel paziente diabetico Non tutti i pazienti diabetici con malattia renale cronica (MRC) hanno una nefropatia diabetica. Se per MRC si intende una riduzione del filtrato glomerulare (GFR) o un aumento

  • Il 2022 ha visto numerose nuove pubblicazioni in tema di gestione e prevenzione della malattia diabetica. Linee guida SID-AMD L’anno scorso, la Società Italiana di Diabetologia (SID) e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) hanno aggiornato le linee guida italiane per la gestione terapeutica del diabete di tipo 2 del 2021. Il comitato di redazione