Pazienti obesi con diabete mellito di tipo 2 mostrano ridotte funzioni esecutive

Commento a: Lesiewska, N., Borkowska, A., Junik, R., Kamińska, A., Jaracz, K., & Bieliński, M. (2022). Consequences of diabetes and pre-diabetes and the role of biochemical parameters of carbohydrate metabolism for the functioning of the prefrontal cortex in obese patients. Frontiers in Bioscience-Landmark, 27(3), 076. https://doi.org/10.31083/j.fbl2703076

Obesità e diabete mellito di tipo 2, due malattie la cui incidenza è molto elevata, hanno un impatto importante sulla qualità e l’aspettativa di vita. Nei pazienti diabetici un buon controllo della malattia è condizionato sia da fattori clinici che da fattori psicologici. Questi ultimi, tra i quali è importante menzionare i sintomi depressivi e le funzioni esecutive, sono cruciali anche ai fini dell’aderenza terapeutica e, di conseguenza, dell’efficacia a lungo termine del trattamento.

Nello studio in oggetto, n = 185 pazienti con obesità sono stati suddivisi in tre gruppi: pazienti con diabete (n = 56), pazienti con pre-diabete (n = 42), e pazienti senza diabete (n = 87). La presenza di obesità è stata valutata attraverso l’indice di massa corporea, mentre la diagnosi di diabete o prediabete si basava su test orale di tolleranza del glucosio – i pazienti con pre-diabete erano quelli che presentavano alterata tolleranza al glucosio (IGT) e alterata glicemia a digiuno (IFG). Per stimare il controllo glicemico, è stato misurato il livello di emoglobina glicosilata A1c (HbA1c), e sono stati determinati anche il glucosio plasmatico a digiuno (FPG) e il C-peptide come fattori biochimici complementari. La valutazione psicologica consisteva nel Wisconsin Card Sorting Test (WCST), utilizzato come proxy della valutazione delle funzioni corticali prefrontali. Le variabili considerate includevano gli errori perseverativi, che riflettevano la rigidità del ragionamento, gli errori non perseverativi e il tempo totale di esecuzione del compito.

Il gruppo con diabete è risultato essere quello con più alto livello di obesità. Circa le funzioni esecutive, è emerso che i pazienti obesi del gruppo con diabete commettevano significativamente più errori, sia perseverativi che non perseverativi, e davano meno risposte logiche rispetto agli altri due gruppi. Inoltre, nei pazienti con diabete e con pre-diabete sono emerse numerose correlazioni tra punteggi peggiori al WCST e peggiori parametri di glucosio a digiuno, HbA1C e C-peptide. Non vi era invece alcuna correlazione significativa tra le risposte al WCST e i parametri biochimici del gruppo dei pazienti senza diabete.

In conclusione, questi risultati sono in linea con studi sia comportamentali che di neuroimaging, che hanno evidenziato un tasso elevato di disturbi cognitivi accompagnati da ridotta attivazione della corteccia prefrontale, sia nei pazienti con obesità che con diabete. Questa evidenza può essere interpretata come ridotta abilità di esercitare controllo cognitivo, legata alle disfunzioni biochimiche di queste patologie. Tuttavia questi studi sono puramente correlazionali, e quindi resta da stabilire, ad esempio, se l’alterato metabolismo del glucosio sia responsabile del disturbo cognitivo, o se, ad esempio, sia un ridotto controllo cognitivo congenito il responsabile dell’instaurarsi dell’obesità, ed eventuali relazioni causali tra questi tre fattori.

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