Empagliflozin è efficace indipendentemente dal grado di malattia renale
La nefropatia diabetica (CKD) è una delle principali complicanze a lungo termine del diabete (T2DM) e costituisce un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Levine e colleghi hanno analizzato i dati dell’EMPA-REG OUTCOME per valutare se la funzionalità renale influenzasse l’efficacia del trattamento.
Empagliflozin and cardiovascular and kidney outcomes across KDIGO risk categories. Post Hoc analysis of randomized, double-blind, placebo-controlled, multinational trial.
La nefropatia diabetica (CKD) è una delle principali complicanze a lungo termine del diabete (T2DM) e costituisce un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Levine e colleghi hanno analizzato i dati dell’EMPA-REG OUTCOME per valutare se la funzionalità renale influenzasse l’efficacia del trattamento. Il sistema di classificazione della CKD utilizzato è stato quello proposto nel 2012 dalla “Kidney Disease Improving Global Outcomes (KDIGO) che si basa sull’impiego di parametri, quali il tasso di filtrazione glomerulare (eGFR) e il rapporto albumina/creatinina urinarie (UACR), come markers di danno renale. Rispetto al totale dei partecipanti allo studio EMPAREG-OUTCOME, Levin e colleghi hanno esaminato i dati di 6952 soggetti (n= 4635 trattati con Empagliflozin; n= 2317 trattati con placebo) per i quali erano disponibili i valori al basale di eGFR e UACR, che sono stati successivamente suddivisi nelle 4 categorie di rischio previste dalle linee guida KDIGO: basso (47%), moderato (29%), alto (15%) e molto alto (8%). Ogni categoria di rischio prevedeva un numero analogo di pazienti trattati con SGLT2i o con placebo. Dall’analisi è emerso che il trattamento farmacologico con Empagliflozin si associa ad una considerevole riduzione del rischio degli outcomes cardiovascolari (valori P compresi tra 0.26 e 0.85 tra le categorie), valutato secondo la scala MACE a tre punti (mortalità cardiovascolare, infarto non fatale, ictus non fatale), e degli outcomes renali (valori P compresi tra 0.16 e 0.60 tra le categorie), indipendentemente dalla classificazione KDIGO. Il tasso di eventi avversi, inoltre, è risultato indipendente dalla terapia, ad eccezione delle infezioni genitali, le quali si verificano con maggiore frequenza nei soggetti trattati con Empagliflozin in tutte le categorie KDIGO.
In conclusione, nonostante, in termini di numeri assoluti, gli eventi avversi, sia cardiovascolari che renali, siano stati più frequenti nelle categoria KDIGO a maggior rischio, in linea con la condizione clinica maggiormente compromessa di questi pazienti; la meta-analisi effettuata da Levin et al. conferma che gli effetti protettivi del trattamento con Empagliflozin rispetto al placebo si mantengono costanti attraverso le categorie KDIGO, suggerendo che la terapia con SGLT2i non risenta dello stato al basale della CKD e possa e debba essere impiegata in soggetti con funzionalità renale compromessa.
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