Cosa pensano i medici specialisti dello “switch” farmacologico per ragioni non mediche?

Si definisce “non medical switch (switch farmacologico non medico) la modifica della terapia di una patologia cronica, non dovuta a motivazioni mediche quali mancata efficacia, presenza di effetti avversi, o scarsa aderenza, ma ad altre ragioni, tra cui spesso quelle economiche.

Specialist physician perspectives on non-medical switching of prescription medications.

Si definisce “non medical switch (switch farmacologico non medico) la modifica della terapia di una patologia cronica, non dovuta a motivazioni mediche quali mancata efficacia, presenza di effetti avversi, o scarsa aderenza, ma ad altre ragioni, tra cui spesso quelle economiche. Gli specialisti che trattano pazienti complessi, in terapia con più farmaci, per periodi molto lunghi, si trovano spesso a gestire richieste di modifiche della terapia, spesso conseguenti, negli Stati Uniti, a richieste delle compagnie assicurative e legate alla necessità di contenere la spesa sanitaria. Costa e collaboratori hanno condotto una survey per valutare la frequenza del fenomeno e la percezione degli specialisti relativamente all’effetto che esso ha sull’efficacia terapeutica. Gli specialisti intervistati sono stati in tutto 404; 81 di essi erano endocrinologi; di questi l’80,3% ha riportato di aver ricevuto frequenti richieste di “non medical switch”, in particolare da parte di pazienti in terapia con ipoglicemizzanti inettabili.

Gli specialisti intervistati hanno dichiarato di aver riscontrato una riduzione dell’efficacia terapeutica, un aumento degli effetti collaterali, un aumento della frequenza delle visite mediche in seguito allo switch. Questa survey, anche se condotta su un numero limitato di specialisti, e pur tenendo conto delle notevoli diversità in termini di economia sanitaria tra gli Stati Uniti ed il nostro Paese, ribadisce in modo chiaro alcuni concetti, che potrebbero sembrare ovvi, ma che troppo spesso vengono dimenticati: per prima cosa è utile ribadire che la decisione del farmaco migliore da prescrivere al singolo paziente deve essere presa dal medico, tenendo conto della specifica situazione clinica. I risultati di questo studio aiutano inoltre a comprendere che anche da un punto di vista di economia sanitaria, la scelta di un farmaco meno costoso non si traduce in un effettivo risparmio, una terapia meno efficace causa infatti in un aumento di visite ed esami che finiscono per gravare sul budget sanitario più di quanto farebbe un farmaco meno economico, ma più efficace.

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